Pubblicità progresso e 67+1 a Cannes

"Elève Libre" di Joachim Lafosse; "Surveillance" di Jennifer Lynch; "La Mujer sin cabeza" di Lucrecia Martel e "Involontariamente" di Ruben Östlund.
22 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 00:54 | 19 AGO 20
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ÉLÈVE LIBRE di Joachim Lafosse (Quinzaine des réalisateurs)
Nella sezione più rivoluzionaria del festival – sorta di Giornate degli Autori autogestite e sbocciate dalla contestazione, oggi al loro quarantesimo compleanno – passa il più bel film visto finora sulle sgradevoli conseguenze della rivoluzione che fu. Prende di petto i capisaldi del 67+1 pensiero: autorità e sesso libero. Sbroglia la matassa il regista belga Joachim Lafosse (suo era “Nuda proprietà”, dove ebbe il coraggio di prendere l’algida Isabelle Huppert e di metterla a scopare con un cuoco in automobile). Lo fa con grande classe e coraggio. “Privatista” racconta di un ragazzo bravo a tennis e non altrettanto sui banchi. Abbandona la scuola per prendere lezioni private da un insegnante trentenne che inneggia alla libertà in ogni campo, spiegando che il sesso è una cosa, l’amore un’altra. Intanto fa domande, assieme a una coppia di amici, sulla fidanzatina dell’allievo e su cosa i due combinano a letto. Qualcosa non dovesse funzionare, loro sono lì, pronti a dare una mano. Inizio quieto, svolgimento e finale da pugno nello stomaco.

SURVEILLANCE di Jennifer Lynch, con Julia Ormond, Bill Pullman (fuori concorso)
“Hai già risparmiato la vita a qualcuno?” chiede la bionda che sta per essere torturata dal serial killer. “Tu devi essere una che comincia i libri dall’ultima pagina” ghigna il cattivone. A dispetto del Dna familiare che dovrebbe condurla verso i film senza capo né coda (vedi “Inland Empire”) o la tv di culto (vedi “Twin Peaks”), e anche a dispetto del suo primo film (“Boxing Helena”), la figlia di David Lynch sa come si rende interessante un dialogo. Sa fare bene anche tutto il resto, e lo dimostra in questo thriller sbrigativamente accostato a “Rashomon”. Mentre un serial killer insanguina strade e motel della provincia americana, i tutori dell’ordine passano il tempo sparando alle gomme degli automobilisti. Poi chiedono i documenti, giocando al poliziotto buono e al poliziotto cattivo. Per rimetterli in riga, arrivano due agenti dell’Fbi. Armati di telecamere, cercheranno di scucire la verità ai testimoni oculari.

LA MUJER SIN CABEZA di Lucrecia Martel (concorso)
Pubblicità progresso 1. Non cercare il cellulare nella borsetta quando si guida. Potreste sentire il sordo rumore di qualcosa travolto dalle ruote dell’automobile. Ma la bionda signora argentina non scende dall’auto, non apre la portiera, non tira giù nemmeno il finestrino. Si infila gli occhiali da sole, e riparte. Solo dopo 42 minuti di film, torna sul luogo dell’incidente. Prima ha riferito il fatto al marito, ha mandato l’auto a pulire, ha controllato i denti di un centinaio di bambini, è andata a comprare vasi da fiori. Sempre inquadrata strettissima, e spesso di nuca. Quando la scena si allarga, vige l’estetica dello sguincio, o la poetica della porta semiaperta: c’è sempre qualcosa che oscura la visuale. Anche Lucrecia Martel torna dov’era già stata: “La donna senza testa” somiglia in maniera impressionante a “La niña santa”: c’è anche una scena in piscina, che la regista di “La cienaga” non si fa mancare mai. Solo che lì c’era una storia, e qui no. Appena sente il botto, lo spettatore pensa “ha messo sotto un bambino”. In nome di quale arte deve patire per un’ora e mezza?

DE OFRIVILLIGA di Ruben Östlund (Un certain regard)
Pubblicità progresso 2. Bere in quantità moderate, specialmente quando siete in compagnia. Se no vi possono capitare le disgrazie che si abbattono sugli svedesi protagonisti di “Involontariamente”. Dall’adolescenza alla vecchiaia, fanno sciocchezze. Sparano mortaretti non essendone capaci. Sculettano davanti a una telecamera mentre ancora vanno alla scuola dell’obbligo. Fanno scherzi che dire pesanti sarebbe un eufemismo. Siamo tra “Canicola” e “Festen”: niente male per un debutto. Che fa venire cattivi pensieri sui mobili Ikea.